sabato 27 gennaio 2018

Le poesie di Leo Sinzi: "Intervista all'Onorevoli"



Intervista all'Onorevoli

Salutu l'Onorevoli Mancioriu
trent'anni e passa a Monticitoriu.


"E' uora", ci abbannianu l'ingrati, "statti a to' casa!!"
Iddu, 'ntrobbitu, si nni futti, abbrazza e vasa
l'amici fedelissimi: 'u parrinu, 'a figghia 'i Michilinu,
Don Cecè, 'a soggira 'i Turriddu, e poi Ciccinu
(ca porta voti e voti, e 'n canciu voli... nenti)
'ntisu, pì cugghiunàri, 'u "Malamenti".

Vossia, Eccellentissima (sospira...),
è veru ca 'sta vota s'arritìra?

 
Mi vulìa ritirari, largu a 'sti picciuttazzi,
ma l'Italiani 'un vosiru e ficiru li pazzi:
canziarimi 'un si pò - mi pari lariu -
mi tocca fari ancora 'u missionariu.

'U Paisi è arraggiatu, nn'havi chini 'i panari.
Li meriti nun mancanu, ma è certu d'acchianari?


Acchianu di sicuru: l'autri su' minchiùna,
cu chiddi jamu a cogghiri 'i muzzuna.

E lu programma? Senta, amicu caru
immantinenti vegnu e ci l'apparu:
vogghiu arricchìri... a tutti (semu a mari!),
a mia nenti mi trasi... chi ci pari?
Ccà ci lassu li pinni, si fatica
cu spiritu 'i Vangelu (nun lu dica).

(Chi cristianeddu bonu, senza pisu.
Onorevoli 'n terra e puru 'n Paradisu).




Versi e foto di Leo Sinzi/zio-silen


I personaggi citati nel componimento sono frutto di pura fantasia.

mercoledì 24 gennaio 2018

Villa Adriana ai Colli


Stavolta le Vie dei Tesori (encomiabile iniziativa di promozione culturale) mi conducono nella Piana dei Colli. Al civico 280 di Via San Lorenzo, una brutta inferriata racchiude una splendida villa. I visitatori sono accolti sul cancello da una fanciulla - gradevole nell'aspetto e nei modi - che, dopo essersi presentata come componente del Club Itaca Palermo Onlus (Centro non sanatorio di riabilitazione) e, per l'occasione, come cicerone,  rende edotti sulla storia, l'architettura, le opere d'arte e quant'altro afferisca a quell'affascinante edificio. Così apprendo che la nobile dimora fu voluta, verso la metà del settecento, dal Marchese Giacomo Mariano Majada. Un ventennio dopo, passò alla Famiglia Statella-Grifeo, marchesi di Spaccaforno (oggi Ispica). Nel decennio post unità d'Italia venne acquistata dai Chiaramonte Bordonaro con Alessandro sposo amorevole di Adriana Genuardi, alla quale pensò bene di titolare la villa. Nel 1950 entrò nella disponibilità delle Suore missionarie dell'Eucarestia.

Di primo acchito ci viene mostrato il portale con una coppia di colonne doriche che reggono l'epistilio e il soprastante fregio arricchito da triglifi. A fianco un avveneristico (per l'epoca) meccanismo in ferro che favoriva i movimenti di un tendaggio.

Stucchi adornano la facciata. Ben conservato appare quello che decora timpano a lunetta e frontone posti, in posizione centrale, nel secondo ordine. Su di esso - a coronamento del muretto d'attico - incombe  un plastico drappo con le insegne degli Statella (due alabarde e due castelli nei quarti) e dei Grifeo (leone pasante su sbarre).

Il vestibolo, triplo e passante, esibisce pregevoli affreschi. 



La volta reca il dipinto a trompe l'oeil di una balaustra che incornicia un cielo su cui svolazzano due amorini alle prese con un cordone dorato.
 

Strumenti musicali lasciano intuire una delle passioni dei nobili proprietari. Le insegne araldiche dei Bordonaro (leone rampante, elmo) unite a quelle dei Genuardi (due gambe uscenti dalla fiamma) figurano nei due scudi affrescati sulla volta del primo vestibolo.
   

 Il retroprospetto presenta elementi architettonici classici e decori a bassorilievo. I pannelli sopraporta del pianterreno recano coppie di amorini in stucco mentre quelli del piano superiore sono adornati, prevalentemente, da festoni.


Una scala a tenaglia, con gradini rivestiti di marmo rosso, conduce al piano nobile. Qui una doppia voliera affianca il portoncino che immette nel primo ambiente. Notevoli il pavimento maiolicato e gli alti pannelli sovraporta recanti paesaggi.






L'affresco di una sala reca rimandi amorosi.


Il salone da ballo viene inteso come "Atrio della Psiche": "Atrio" per via dell'effetto "aperto" prodotto  dai mirabili affreschi di Vito D'Anna (*1718 +1769); "Psiche" qui -  forse -  intesa come "anima" e "respiro vitale", secondo l'accezione greca. Alcuni studiosi attribuirebbero le opere verticali al napoletano Elia Interguglielmi (*1746 +1835)

 
Il Giorno e la Notte di Vito D'Anna, insigne interprete del rococò palermitano. La figura muliebre, allegoria del giorno, stringe nella mano sinistra un gallo (massima icona dell'alba); ai suoi piedi un amorino volta le pagine di un libro evocando il passare dei giorni. La Notte è riconoscibile dalle ali di pipistrello, dal mantello stellato, dall'amorino in sonno tra le braccia.


La gentile guida attira la nostra attenzione sul muretto d'attico ornato di festoni che l'artista ha riprodotto simile (vasotti compresi) a quello reale che, all'esterno, corona la villa.


Nelle quinte parietali riconosciamo, tra l'altro, il Tempietto di Vesta, Alessandro Magno; Cibele afflitta sulla tomba dell'amato; Muzio Scevola, Cleopatra. Le architetture mostrano colonne corinzie, fregi istoriati, lacunari. Abbondano gli elementi simbolo della Conoscenza.



Altra sala con addobbo decorativo rococò.



 


L'attuale cappella, un tempo adibita ad attività diverse dal culto, presenta sopraporte con amorini e festoni. Dal magnifico soffitto emergono ipercromatiche composizioni floreali. Le immagini affrescate sulle pareti sono state ricoperte con anonima carta da parati in quanto ritenute inadatte ad un luogo religioso.
 







Al piano terra è l'ex cappella dalla volta a crociera affrescata con cartigli e stemmi. Oggi ospita i volontari impegnati nel Progetto Itaca di cui si fa cenno sopra, ed una biblioteca.



 

Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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domenica 24 dicembre 2017

Palazzo Sant'Elia già S.Croce: museo... anche di se stesso

Il palazzo S.Croce-S.Elia - sito in via Maqueda n. 81 - prende il nome da due dei proprietari che si sono succeduti nei secoli: la Famiglia Celestri dei Marchesi di Santa Croce che l'elesse a sua dimora già nel '600, per rivisitarlo nei tratti e negli addobbi verso la metà del XVIII secolo e la Famiglia Trigona dei Principi di Sant'Elia che ne venne in possesso, nel 1852, per lascito ereditario di Marianna, figlia nubile di Giovanbattista Celestri. Dal 1823 fu sede a titolo locativo - per diversi anni - del Senato Palermitano, causa l'inagibilità, determinata da sommovimenti sismici, del Palazzo senatorio ubicato nell'attuale Piazza Pretoria. Negli anni cinquanta del '900 ospitò un Istituto scolastico. Dopo un lungo periodo di abbandono e saccheggio, transitò in mano pubblica (Provincia). Era il 1984. Il recupero venne avviato nell'ultimo scorcio del '900 ed oggi ospita eventi culturali e prestigiose mostre d'arte (durante la visita ho avuto il piacere di ammirare alcune significative opere di Andy Warhol).


Una gentile guida rende edotti noi visitatori sulla storia, l'architettura e l'arte afferenti l'edificio. Così apprendiamo - tra l'altro - che il primo marchese di Santa Croce, Giovanbattista Celestri, nel 1756 commissionò i progetti architettonici del suo sfarzoso palazzo a Nicolò Anito al quale succedette, nel 1760, l'arch. Giovanbattista Cascione. A quest'ultimo si deve l'addobbo decorativo del cortile maggiore.

L'ingresso dell'Edificio, con una composizione di piastrelle in ceramica, ricorda agli avventori i Giudici Falcone e Borsellino caduti per mano mafiosa.


 
Lo stemma dei Celestri, Marchesi di Santa Croce è affrescato sulla volta dei due androni che da Via Maqueda conducono alle corti del Palazzo.

La corte maggiore presenta un elaborato apparato architettonico-decorativo segnato da una moltitudine di colonne di marmo grigio culminanti in un gioco scalare di capitelli dorici e ionici. Due nicchioni accolgono le fontane con figure allegoriche (Prudenza e Giustizia, due delle quattro Virtù cardinali) realizzate dallo stuccatore Gaspare Firriolo (*1730 +1791). Logge tripartite dominano due prospetti del secondo ordine. La loggia sovrastante l'andito d'ingresso reca una losanga a rilievo con un fondo di foglie e frutti su cui posano lo stemma padronale e un cartiglio con la scritta latina "LUMEN DE LUMINE" "Luce da luce". Il cornicione perimetrale accoglie una serie di vassotti decorati con opere scultoree a rilievo.











La foto sulla sinistra mostra una delle due rampe dello scalone in marmo rosso di Castelvetrano che si divarica in andamento simmetrico dopo il breve tratto iniziale. Nei pianerottoli sono collocate delle sculture di mirabile fattura: "Maddalena Pallavicino Balbi" di Lorenzo Bartolini (* 1777 +1850) esponente del purismo italiano; l"Amplesso" di Antonio Ugo (*1870 +1950) e una "Madonna con Bambino".






Il piano nobile offre al visitatore la bellezza dei numerosi affreschi che decorano le varie sale



Una ricca balaustra - attorno allo stemma padronale - venne dipinta con tecnica trompe l'oeil dal napoletano Elia Interguglielmi (*1746 +1835).



Deliziosi panorami si possono ammirare sulle ante di alcune porte.




L'originale effetto prospettico crea una volta con lacunari, volute e  composizioni floreali. Al centro è un medaglione con allegoria.



Elaborato affresco di gusto barocco recante, al centro, una rappresentazione allegorica.


Diversi affreschi si devono al pittore Ottavio Violante, allievo del più famoso Gaspare Serenari (*1707 +1759).












Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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