lunedì 11 dicembre 2017

Oratorio dell'Immacolatella

In Via Immacolatella, stretto tra la Chiesa di San Francesco d'Assisi e l'Oratorio di San Lorenzo si trova l'Oratorio dell'Immacolatella, con la severa facciata appena ammorbidita dall'elaborato portale barocco.  Una targa toponomastica ne colloca le origini e (presumo) i successivi lavori di ampliamento tra il XVII ed il XVIII secolo. La Compagnia dell'Immacolata, ospitata nella chiesa di San Francesco d'Assisi, già negli ultimi anni del '500 ne avviò progetti e realizzazione.



Il prospetto si fa risalire agli albori del '600. Il timpano spezzato del portale sostiene due putti che affiancano il simulacro in stucco dell'Immacolata.























La trabeazione del portale marmoreo è sostenuta da volute a squadra a loro volta sorrette da una duplice coppia di semicolonne con capitelli ionici.


L'aula è rettangolare con il doppio ingresso che fronteggia il cappellone con l'altare. Sull'ingresso è la cantoria tripartita da pilastrini.  Il parapetto in legno traforato, intagliato e dorato, unitamente ai decori color oro, conferisce all'insieme un carattere opulento. L'organo è ottocentesco. Le pareti dell'aula sono addobbate con stucchi  (1726 ca.) di Procopio Serpotta (*1679 +1756), talentuoso figlio naturale del grande stuccatore Giacomo, collaborato da Vincenzo Perez.



L'altare maggiore ha una trabeazione con timpano triangolare e sottostante fregio dall'originale decorazione. E' sostenuta da quattro colonne tortili in marmo rosso con capitelli compositi. La candida statua dell'Immacolta è posta innanzi a un fondo in marmi mischi e tessere marmoree policrome composte in modo da rappresentare la Gerusalemme Celeste.

Sopra il presbiterio, la cupola ribassata è interamente coperta da bassorilievi realizzati da Procopio Serpotta. I quattro pennacchi recano le immagini di quattro profeti: nelle foto si intravedono Isaia ed Ezechiele.















Sul frontone, immerso in una raggiera, è il Padreterno circondato da angeli e putti. I quadroni laterali, recano "Maria con Anna e Gioacchino" e  "L'Assunzione", opere di Antonio Manno (*1739 +1810) dipinte nell'ultimo scorcio del '700.


Nel padiglione della volta sono gli affreschi di Vincenzo Bongiovanni (vissuto a cavallo tra XVII e XVIII secolo) che raccontano episodi della vita della Santa Madre.


L'affresco centrale descrive il Trionfo della Vergine Maria. Le foto a destra evidenziano la tecnica trompe l'oeil (finto tridimensionale) adottata per dipingere un paio di personaggi  che sembrano voler uscire dalla cornice perimetrale.


Quadroni dell'apparato pittorico. Nella foto a DX:  la Presentazione di Maria al Tempio.


Particolari dell'addobbo decorativo serpottiano.
 
 
Medaglioni parietali in stucco.


Calendario perpetuo delle ricorrenze religiose.


Una porticina nei pressi del presbiterio conduce ad un secondo Oratorio di ridotte dimensioni. L'altare, con decorazioni in marmi mischi, accoglie in alto un mirabile Crocifisso ligneo e nella teca, in basso, una Madonna dormiente.


 
Il Crocifisso si deve alla felice mano del maestro lignaro Salvatore Passalacqua, attivo tra il '500 ed il '600.


SX: Calendario perpetuo. DX: Un ovale ligneo incornicia il bellissimo volto di Maria.



DX: Memoria dei Confratelli defunti.


 
Una gradevole fontana di gusto barocco occupa il centro del cortile dell'Oratorio.

Il vestibolo, aperto sul cortile con un artistico arco, reca un sovraporta in stucchi policromi. 


 
I genitori di Maria, Sant'Anna e San Gioacchino, rafffigurati nei due medaglioni decorativi posti sui cornicioni delle porticine che dall'antioratorio conducono all'Oratorio.


Nell'antioratorio si possono ammirare anche due bassorrilievi marmorei, incorniciati da stucchi, che rappresentano L'Annunciazione e la Fuga in Egitto.



Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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domenica 10 dicembre 2017

Oggi leggiamo Grazia Deledda: "Siamo sardi"


Esattamente novantuno anni fa, il 10 dicembre 1926, veniva conferito il Premio Nobel per la letteratura a Grazia Deledda. Leggiamo una delle sue poesie più intense "Simo sardi" nella quale, da siculo e palermitano, mi riconosco totalmente. (LS/zs)



Siamo sardi

Siamo spagnoli, africani, fenici, cartaginesi,
romani, arabi, pisani, bizantini, piemontesi.

Siamo le ginestre d’oro giallo
che spiovono sui sentieri rocciosi
come grandi lampade accese.

Siamo la solitudine selvaggia,
il silenzio immenso e profondo,
lo splendore del cielo,
il bianco fiore del cisto.

Siamo il regno ininterrotto del lentisco,
delle onde che ruscellano i graniti antichi,
della rosa canina, del vento,
dell’immensità del mare.

Siamo una terra antica di lunghi silenzi,
di orizzonti ampi e puri, di piante fosche,
di montagne bruciate dal sole e dalla vendetta.

Noi siamo sardi.



Grazia Deledda



Postata da Leo Sinzi
Foto di Fabiuss

lunedì 4 dicembre 2017

Chiesa della SS. Annunziata alle Balate

Splendida mattinata di sole. Percorro "Le Vie dei Tesori" con lo stesso entusiasmo di un bambino che sta per scoprire le meraviglie di un mondo magico e sconosciuto. Mi trovo nel cuore del quartiere Albergheria, a pochi passi dal mercato storico di Ballarò e dalla Chiesa di San Giovanni degli Eremiti. Mi accoglie un ridente cortiletto. Il toponimo  esplicativo ("Via delle Balate") sta ad  indicare le lastre di pietra che pavimentano la strada e che tutt'ora fungono da argine alla climatica impetuosità del "fiume del maltempo", il Kemonia, che - carsico - scorre sotto Via Porta di Castro, lambendo i vani ipogei del Complesso che mi appresto a visitare.
Panni stesi tra le finestre di quello che presumibilmente fu il Convento dei primi Frati Francescani, forniscono pennellate di colore pop. Una espertissima guida mi accoglie sulla soglia. Si presenta come Volontario dell' Associazione culturale "Le Balate" e mi rende edotto sulla storia - passata e presente - di quel luogo, aggiungendo notizie sull'architettura e aneddoti vari.
Apprendo che la Chiesa della SS. Annunziata alle Balate  fu costruita negli anni trenta del '600 dai Francescani. I residenti la chiamano "Annunziatedda ri sbirri" (Annunziatella degli sbirri) a causa della cessione - attorno al 1750 - alla Confraternita degli Algoziri, detti "gli Sbirri" per i metodi inquisitori e persuasivi adottati nell'espletamento delle funzioni di militi giudiziari.
L'ex Tempio è addobbato per una manifestazione artistico-culturale con ampi pannelli che oscurano la volta. Si intravede un'aula a navata unica con scarno apparato decorativo. Paraste si inseguono fino all'abside incorniciando quattro brevi cappelle parietali prive di altari.  Nicchie sono sparse qui e là. Tracce di antichi stucchi resistono lungo il cornicione perimetrale. Più elaborata la controfacciata con due colonnine, illuminate dalla luce di un grande oculo, ed un paio di volute a rilievo. La Chiesa sconsacrata ospita una biblioteca per bambini ed una ludoteca. I Volontari della succitata Associazione si adoperano, con spirito di servizio, nell'organizzazione di laboratori di musica, danza, teatro ed arti figurative destinati ai ragazzi, anche con finalità di promozione culturale, di educazione alla legalità, di rispetto dei diversi gruppi etnici, di integrazione.

La facciata presenta un armonioso portale barocco dal timpano spezzato, un oculo centrale e - a coronamento dell'attico - una loggetta campanaria con volute e balaustrini. Nella targa marmorea si legge: CHIESA DEI REGII E VICEREGII ALCORZIRII RINNOVATA SOTTO LI 25 NOVEMBRE 1775. SUPERIORE D. FRANCESCO DI CRISTINA - GAETANO MALIGNO, CONSIGLIERE - D. GIOVANNI BUCCA, CONSIGLIERE - D. BENEDETTO AMENTA, TESORIERE.


 Aula a navata unica con cappelle parietali.





IL CONVENTO

Archi e celle dell'ex convento francescano.

VANI IPOGEI

Una scaletta di conci di arenaria introduce in un locale ipogeo delimitato da una imponente arcata tufacea rinforzata da analoga recente struttura in mattoni. Nel buio si intravede un muro da cui si diparte un cunicolo con acque del vicino Kemonia. Effetti teatrali creano un'atmosfera suggestiva: altoparlanti diffodono il rumore del fiume ed all'imbocco del tunnel uno schermo digitale offre immagini della Città sotterranea.


Riproduzione digitale dei corsi d'acqua che scorrono nei cunicoli sotterranei. In tali gallerie, nei tempi passati, trovarono riparo e morte alcuni reietti ignari della forza devastante e, spesso, letale del Kemonia in piena.


CRIPTA

Ogni sede di confraternita aveva la sua cripta per la sepoltura a vista dei confrati. Non è da meno la Chiesa delle Balate che dispone di locali un tempo destinati a colatoi, essiccatoi, loculi con poggiatesta in muratura, e nicchie per ospitare in posizione eretta i cadaveri dei Superiori.

 

Colatoi


Essiccatoio con simulacro realizzato 
in un contesto di rievocazione storica.








Simulacri di confrati descrivono plasticamente l'uso dei loculi.




Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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